Il sito costiero di Su Pallosu (San Vero Milis - OR) moreforthcoming in Atti della XLIV Riunione dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Cagliari-Barumini-Sassari, 23-28 novembre 2009 (Poster). |
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Bronze Age Archaeology, Ceramic Analysis (Archaeology), Bronze Age Europe (Archaeology), and Island archaeology
GIANDANIELE CASTANGIA Il sito costiero di Su Pallosu (San Vero Milis, OR) RIASSUNTO – Il sito costiero di Su Pallosu (San Vero Milis, OR) – Vengono presentati i risultati dello studio condotto dallo scrivente sui materiali provenienti da uno scavo di emergenza del deposito di Su Pallosu, localizzato nel pieno arenile nella parte settentrionale della penisola del Capo Mannu. Il deposito, ascrivibile al Bronzo Recente e Finale, per il quale si ipotizza una pertinenza ad un contesto di carattere cultuale, è caratterizzato da un lato dalla presenza di un numero enorme di frammenti ceramici concentrati in pochi metri quadrati e dall'altro dalla presenza di un certo numero di vasetti a colletto pluriansati con i loro coperchi, deposti probabilmente in loco non frammentati e in maniera ordinata. SUMMARY – The coastal site of Su Pallosu (San Vero Milis, OR) – The paper shows the results of the study on pottery from the site of Su Pallosu, located in the northern side of the Capo Mannu peninsula (Central Western Sardinia). Today the site lays on a sandy beach just 1 m next to the sea. It needed and emergency excavation in order to save almost its northern side from the very aggressive current erosion process. The deposit, composted by a great number of sherds and a number of very-well preserved plurihandled necked little jars with their lid, can be dated to the Late Bronze Age divided in two different phases, Bronzo Recente and Bronzo Finale - by the chronotypological analysis of the pottery. The two phases show different ceramic forms and different technological attitudes to the ceramic production: in the first phase we find coarse tempered pottery with a low degree of oxidization or reduction and often smudged - expecially on the internal wall - and no use of wheel; then in the second phase temper becomes more omogeneous and the inclusions smaller, the degree of oxidization or reduction is often complete, and there is no smudging evidence. The ceramic deposit of Su Pallosu can be hypotetically interpreted as an indicator of some cultual activity, for two main reasons: first, the plurihandled necked little jars usually were found in sites with cultual characterization like Sa Gora ‘e Sa Scafa (collective tomb), Cuccuru Is Arrius (monumental well), Grotta Pirosu di Santadi (cultual cave), Nuraghe Sianeddu di Cabras (nuraghe with a big votive deposit next to a spring), Santa Vittoria di Serri (cultual monumental complex). *** Il sito di Su Pallosu (San Vero Milis, OR) è stato oggetto di due interventi di emergenza effettuati nel novembre 2006 e alla fine dell’ottobre 2007 in seguito alla comparsa in un punto della spiaggia omonima di ceramica di età nuragica. I materiali ceramici restituiti sono stati oggetto di studio della tesi di laurea dello scrivente e sono attualmente in corso di pubblicazione (Castangia G. cds). Il deposito ceramico oggetto dell'intervento è ubicato in quello che oggi è pieno arenile (coordinate geografiche 40° 03' 01.76'' N; 8° 24' 12.41'' E). E' stata indagata
complessivamente un'area di 24 mq. Al di sotto del livello di arenile superficiale sono state identificate due unità stratigrafiche che hanno restituito materiali di età romana (US 3) e materiali misti di età nuragica e romana molto frammentati (US 4); al di sotto di questi si sviluppa quello che può essere considerato il vero e proprio “contenitore” del deposito, la us 8, uno strato limoso bruno scuro della potenza di circa 15 cm e ricco di materiale organico, che giace al di sopra di un'argilla pressoché sterile (US 12). Il deposito è tagliato da una sepoltura successiva di età imprecisabile (US 10 e US 11) ed eroso in buona parte della sua area NE. L'analisi dei resti malacologici effettuata dal Dr Alberto Girod (Laboratorio di Malacologia applicata, Milano) ha rivelato la presenza di una maggioranza di specie tipiche di un ambiente retrodunario, il che permette di affermare che la distanza dal mare doveva essere ben maggiore di quella odierna (variabile tra 1-1,5 m). Il corpus ceramico restituito dal deposito è caratterizzato da una quantità veramente grande di frammenti: il numero parziale di vasi differenti finora identificati è pari a 338 unità, tutti provenienti da un’area di pochi metri quadrati. All'interno di questo insieme è possibile effettuare una serie di distinzioni significative: - Una prima è quella tra vasetti pluriansati a colletto da una parte e il resto dei tipi ceramici identificati – tegami, scodelle, coppe di cottura, brocche, olle, coperchi, anse, piedi, ceramica dipinta e vasi miniaturistici - dall'altra: i vasetti sono infatti quasi tutti in uno stato di conservazione migliore rispetto al resto del deposito, sono stati rinvenuti in alcuni casi assieme ai loto stessi coperchi, e la loro disposizione, nella parte indagata meno intaccata da fenomeni di erosione, era definibile ordinata. Tutto il resto dei tipi ceramici è stato ricostruito a partire da singoli frammenti, che molto raramente è stato possibile associare tra loro visto lo stato di estrema frammentazione. - Una seconda distinzione è quella tra le due principali classi determinate a livello tecnologico: una I classe di ceramica non tornita, caratterizzata da un impasto eterogeneo con inclusi quarzosi di dimensioni anche grandi in molti casi (fino a più di 2,5mm) e da una cottura visibilmente non controllata dove non viene quasi mai raggiunta una completa ossidazione o riduzione; una II classe di ceramica più fine con inclusi molto piccoli e disposti omogeneamente nell'impasto, con tracce di tornitura e prodotto di una cottura controllata, la quale garantiva una ossidazione o riduzione completa ai vasi. Le due classi si riflettono non casualmente nei due momenti cronologici identificati all'interno del deposito tramite l'analisi tipologica: un momento collocabile nel pieno Bronzo Recente, tecnologicamente ascrivibile alla prima classe, e un momento più avanzato collocabile nel Bronzo Finale, rappresentato da pochi frammenti molto caratteristici corrispondenti alla II classe tecnologica. Questo cambiamento nella tecnologia ceramica è avvertibile in vari altri contesti della regione del Sinis e del basso Tirso in cui compaiono almeno le due fasi cronologiche in questione: Cuccuru is Arrius, Corrighias (Sebis 1998), Sa Osa (Castangia tesi di laurea in corso), nuraghe Nuracraba del Rimedio (Santoni e Sebis 1985). - Confronti effettuati sulla dimensione dei diametri all'orlo hanno permesso di osservare come le tipologie rappresentate siano caratterizzate da dimensioni medie minori rispetto ai tipi di riferimento (Campus e Leonelli 2000). I vasetti pluriansati fanno eccezione
poiché rientrano maggiormente all'interno del pur limitato campione documentato fino a questo momento, almeno per quanto riguarda la regione del Sinis – Sa Gora 'e Sa Scafa (Sebis 1998), Nuraghe Sianeddu (Pinza 1901) – e pochi altri siti al di fuori di essa –Santa Vittoria di Serri (Taramelli 1914), Grotta Pirosu di Santadi (Lo Schiavo, Usai 1995). L'interpretazione del deposito è allo stato attuale delle conoscenze ancora ad uno stadio preliminare. La presenza di una tale quantità di ceramica, unita all'evidenza di deposizioni successive nel tempo e probabilmente legate a logiche deposizionali differenti (vasetti, ricostruibili ordinati e “chiusi” coi coperchi al momento della deposizione, e resto dei frammenti, caotici e disordinati) farebbe propendere per un utilizzo dell'area come discarica/stipe legata a qualche forma di attività non meglio precisabile. L'ipotesi del carattere cultuale di quest'ultima è indiziato dalla ricorrenza della tipologia del vasetto pluriansato a colletto in siti chiaramente riferibili a forme di culto (tomba di giganti di Sa Gora ‘e Sa Scafa e pozzo sacro di Cuccuru Is Arrius a Cabras, Grotta Pirosu di Santadi, Nuraghe Sianeddu di Cabras, Santa Vittoria di Serri) e dalle ridotte dimensioni di quasi tutte le tipologie presenti. Tuttavia il dato archeologico appare al momento troppo limitato dal punto di vista topografico, e si attendono le prossime indagini che interesseranno l'area per poter confermare o invalidare tali ipotesi interpretative preliminari con l'estensione dell'area scavata. RINGRAZIAMENTI L' autore ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno contribuito in varia misura alla riuscita dello studio sui materiali dal sito di Su Pallosu: il Dr. Alessandro Usai Archeologo della Soprintendenza ai Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano, Alfonso Stiglitz curatore del Museo di San Vero Milis e Salvatore Sebis curatore del Museo di Cabras, entrambi ispettori onorari della stessa Soprintendenza, Alessandro Vanzetti ricercatore presso la cattedra di Protostoria Europea dell'Università La Sapienza di Roma, per i loro consigli, i loro insegnamenti e la loro grande disponibilità; il personale della Biblioteca Comunale di San Vero Milis, per la loro grandissima disponibilità, gentilezza e pazienza dimostratami nel corso del mio lavoro di studio; il signor Diego Serra per l'aiuto e le interessanti e fruttuose conversazioni sulla materia. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI CAMPUS F., LEONELLI V. 2000, La tipologica della ceramica nuragica. Il materiale edito, Viterbo-Sassari. CASTANGIA G. cds, Il deposito costiero nuragico di Su Pallosu, in Tharros Felix IV, Carocci ed., Roma, LO SCHIAVO F., USAI L., Testimonianze cultuali di età nuragica: La grotta Pirosu in località su Benatzu di Santadi, in AA.VV. 1995, Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio, Carbonia 1995. PINZA G. 1901, Monumenti primitivi della Sardegna, Monumenti Antichi pubblicati per cura dell’Accademia Nazionale dei Lincei, vol. XI, Milano. SANTONI V., SEBIS S. 1985, Il complesso nuragico “Madonna del Rimedio” – Oristano, Nuovo Bollettino Archeologico Sardo, Sassari. 1/1984, Sassari, pp. 97-114. SEBIS S. 1998, Il Sinis in età nuragica e gli aspetti della produzione ceramica, Atti del II
convegno di studi “La ceramica nel Sinis dal neolitico ai giorni nostri”, Oristano – Cabras, 25-26 Ottobre 1996, edizioni Condaghes, Oristano. TARAMELLI A. 1914, Il tempio nuragico ed i monumenti primitivi di S. Vittoria di Serri, Cagliari, Roma, Tipografia della Reale Accademia dei Lincei.
Fig. 1 - Localizzazione geografica del sito: A. Pianta generale dello scavo dopo l’asportazione di US 1 : B. Pianta dell’area settentrionale a fine scavo prima dell’asportazione parziale di US 8 (in grigio): C. Rilievo ed elaborazione grafica digitale Castangia G.
Fig. 2 - Sezione W del quadrato D6: A. Diagramma Harris delle relazioni stratigrafiche: B. Grafico indici di conservazione, i numeri della legenda rappresentano i Gradi di Conservazione, corrispondenti alle seguenti percentuali in cui sono stati raggruppati i vari valori: 1=0-25%; 2= 25-50%; 3= 50-75%; 4=75-100%: C. Grafico relativo ai valori dei diametri per le 4 categorie di forme chiuse. MIN - Valore minimo; MAX – Valore massimo; AVE – Valore medio; STDEV – Deviazione Standard; N – Numero di esemplari considerati; i valori sono in centimetri per le prime 4 categorie, in unità per l’ultima: D. Istogrammi che rapportano il numero di esemplari per ciascuna categoria (asse delle ordinate) al diametro all’orlo in cm (asse delle ascisse): E.
Fig. 3 - Vasetti a colletto pluriansati: 1-10. Frammenti decorati: 11-13. Coperchi: 14-20. Forme aperte: 21-25. Olle: 26-32. I frammenti n. 13, 20, 25, 31 sono riferibili con sicurezza al BF, gli altri appartengono ad una fase piena ma antica del BR. Disegni, foto ed elaborazione grafica digitale Castangia G.